Lettera alla redazione del giornale “L’Arena” sul caso Tommasoli

Alla gentile attenzione della redazione de L’Arena di Verona.
Vi scriviamo a seguito dell’articolo e, soprattutto, della scheda informativa apparsa sul vostro quotidiano sabato 18 giugno, riguardo l’omicidio Tommasoli.

Come Osservatorio contro i fascismi del Trentino Alto Adige, organizzazione interessata a condurre attività informative riguardanti l’estrema destra locale e nazionale, abbiamo letto con commozione le parole della madre di Nicola Tommasoli e, d’altra parte, con un grande disdegno la scheda in cui si ricostruisce la fatale aggressione ai danni del ragazzo. Dalla ricostruzione proposta sul vostro giornale, apprendiamo che la morte di Tommasoli sarebbe “la drammatica conseguenza di una lite nata per una sigaretta negata” e che a seguito del rifiuto di Nicola Tommasoli si sarebbero scatenati “spintoni e calci tra i due gruppi” (qualche riga più in là si ribadisce che i gruppi “si attaccarono”). In neanche quaranta righe, quindi, si propone una versione dei fatti fuori dalla realtà, che nemmeno la difesa dei cinque imputati ha osato proporre in questi anni. La non veritiera e irresponsabile narrazione proposta dal vostro giornale dipinge la morte di Tommasoli come il tragico epilogo di una rissa voluta da due gruppi di ragazzi probabilmente un po’ maneschi e un po’ alticci. È noto, invece, che la richiesta di una sigaretta sia stato un mero pretesto da parte dei cinque imputati (di cui alcuni noti esponenti di gruppi di estrema destra), già coinvolti in un’aggressione la sera stessa a danni di un ragazzo punk , per aggredire un gruppetto di ignari ragazzi che stava tranquillamente tornando a casa, probabilmente perché anch’essi aventi un aspetto a loro giudizio alternativo. A questo proposito, il procuratore generale Paolo Luca, nel gennaio 2015, nel chiedere le condanne, dichiarò che il un gruppo era mosso “solo dal piacere di provocare. Hanno agito come cani randagi a caccia di prede da azzannare. Si sono sentiti liberi di sfogare il vuoto e il male che avevano dentro” . Anche per questa ragione perfino i due imputati, inizialmente assolti, in seguito sono stati condannati sia ad una pena carceraria sia ad un risarcimento economico alle parti civili. Nessun tipo di imputazione, né tantomeno di condanna per gli amici di Tommasoli.

Non capiamo, quindi, perché a otto anni di distanza dalla morte di Nicola e dopo le parole di apertura della madre (e allo stesso tempo di dolore per la drammatica morte del figlio) il vostro quotidiano si sia adoperato per fornire una versione completamente stravolta dei fatti, in cui si intravede la trita e ritrita retorica dello “scontro tra opposti estremismi”. Speriamo che si sia trattato di una svista e speriamo che facciate una pronta rettifica per non fare torto, una volta in più, a Nicola Tommasoli.

Cordiali saluti,
Osservatorio contro i Fascismi Trentino Alto Adige