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Spot a Erdogan con il patrocinio della Provincia Autonoma di Trento

A febbraio 2020, nell’ambito di una polemica con il candidato sindaco del centrosinistra, la consigliera provinciale leghista Alessia Ambrosi aveva duramente attaccato l’Imam di Trento Aboulkheir Breigheche.

«Non un imam conciliante come tanti – afferma la consigliera leghista – no, parliamo di un imam estremista che attacca la Chiesa, di un capo della comunità islamica che nega il massacro del popolo curdo, che ammira Erdogan e approva incondizionatamente l’invasione turca della Siria, parliamo di un imam beccato in foto con due assassini dell’Isis (ma lui, poverino, non lo sapeva…), vicino alla pericolosissima organizzazione dei Fratelli musulmani».

https://www.ildolomiti.it/politica/2020/caso-imam-ambrosi-contro-ianeselli-che-replica-abbiamo-parlato-di-convivenza-rispetto-e-autonomia-intanto-savoi-sui-social-zecche-rosse-bastardi-sara-vendetta

In effetti, durante l’invasione del Rojava, Breigheche aveva sostenuto le posizioni del regime islamista di Erdogan e certo la cosa mette in una posizione non facile quella parte di comunità musulmana trentina guidata da Breigheche – visto che la Lega non ha perso occasione per rimarcare la cosa.

Ma la sbandierata ostilità leghista nei confronti di Erdogan non ha impedito che la Provincia Autonoma di Trento fosse tra i patrocinatori, con tanto di saluti istituzionali di ben due assessori, di un evento in cui è andato in scena un vero e proprio spot per il regime turco.

Dal 24 al 26 luglio si è tenuto a Montagnaga di Piné e Levico Terme la XVII edizione del Workshop annuale World Economic and Geopolitical Outlook del Think Thank di geopolitica «Il nodo di Gordio», intitolata «Nike, vincitori e vinti nei nuovi equilibri mediterranei» https://nododigordio.org/wp-content/uploads/2020/07/Nodo-di-Gordio-NIKE-%E2%80%93-VINCITORI-E-VINTI-NEI-NUOVI-EQUILIBRI-MEDITERRANEI.pdf .

«Il nodo di Gordio» è in sostanza, come leggiamo sul loro sito, un «Ente internazionalistico accreditato presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale», che pubblica una rivista on line https://nododigordio.org/categoria/breaking-news/ e un proprio canale YouTube https://www.youtube.com/channel/UC45xyeZFrYdebnE9hSwcPew/videos. Si tratta in sostanza di un gruppo di intellettuali (alcuni di alto livello) che si occupa di politica estera con un marcato orientamento a destra, soprattutto per quanto riguarda il canale di YouTube dove troviamo interventi di Edward Luttwak (già voce dei neocon e ora di Trump nelle Tv italiane) e dello scrittore e saggista Andrea Marcigliano. 

Il workshop di quest’anno è stato, come si evince già dal titolo, dedicato agli equilibri geopolitici nel Mediterraneo e ha visto la partecipazione di varie personalità tra cui docenti universitari, diplomatici, militari, industriali, ecc. 

L’iniziativa si è svolta con i patrocini di Regione, Provincia Autonoma di Trento, comunità di valle e comuni ospitanti, OSCE PA (cioè l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa formata da 57 stati), il CIHEAM (International Center for Advanced Mediterranean Agronomic Studies) ed il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Il tutto con la sponsorizzazione di alcune aziende, tra cui Trans Adriatic Pipeline, ossia la ditta che costruirà il contestato gasdotto dal Caspio all’Italia.

Fin qui nulla di strano. È normale che esistano centri studi di destra che hanno al loro interno anche studiosi di alto livello (accanto a figure decisamente discutibili) e che amministrazioni come quella che abbiamo attualmente al governo della Provincia Autonoma di Trento siano invitate e partecipino alle loro iniziative. Ma in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo ci piacerebbe conoscere quanti soldi della collettività sono stati utilizzati per un evento perlomeno discutibile che ignora completamente tutte le istituzioni quali Osservatorio Balcani Caucaso e Forum trentino per la pace e i diritti umani che da decenni si occupano con competenza dei temi trattati.

Tornando però al punto essenziale, la mattina del 25 luglio c’è stata una sessione intitolata «La porta d’Oriente. Il ruolo della Turchia nel mediterraneo». Visibile per intero qui: https://www.youtube.com/watch?v=KNmmt1pWeJA

Prima vi sono stati i saluti istituzionali dell’onorevole Riccardo Migliori (già MSI, AN, PDL, presidente dell’assemblea OSCE), dell’assessore alla cultura della Comunità di Valle Alta Valsugana e Bersntol Sandro Beber (Lista Civica) e dell’ex senatore Franco Panizza (PATT). A seguire un breve saluto di Augusto Grandi, neo-presidente dell’associazione Vox Populi, co-organizzatrice dell’evento.

Ad introdurre la sessione dedicata alla Turchia è stato Andrea Marcigliano che ha pensato bene di mettere bene in chiaro che nel dibattito che si stava aprendo non vi sarebbe stata alcuna critica al regime di Erdogan. È stato persino comico sentire un soggetto che si è scagliato con durezza contro la rimozione di statue raffiguranti colonialisti e mercanti di schiavi (si veda questo video https://www.youtube.com/watch?v=1xYrIJxIr_s&t=29s) difendere la scelta di un dittatore islamista di trasformare in moschea l’ex cattedrale di Santa Sofia (che era museo dalla nascita della Turchia laica), con la conseguente copertura delle immagini sacre cristiane che sono al suo interno.

Marcigliano infatti ha affermato di non capire perché tale scelta abbia destato scandalo, a suo parere meglio che Santa Sofia sia una moschea piuttosto che un museo in cui entrano turisti in sandali. 

Solo una questione di eleganza, di decoro…evidentemente lo stesso decoro che da noi giustifica il razzismo e la caccia al migrante va benissimo in Turchia per giustificare l’islamismo.

A quel punto si è aperta la sessione vera e propria, in cui hanno preso la parola: Özgür Uludüz Console Generale della Repubblica di Turchia a Milano, Carlo Marsili già Ambasciatore della Repubblica Italiana ad Ankara e Senior fellow think tank “Il Nodo di Gordio” e il professor Fabio Grassi dell’Università La Sapienza di Roma, anche lui Senior fellow del think tank “Il Nodo di Gordio”. 

Ovviamente il diplomatico turco ha fatto quello che è pagato per fare, ovvero difendere a spada tratta il regime del sultano e quindi le aggressioni militari che esso sta portando avanti in Libia e Siria (1)

Il signor console è diventato quasi caricaturale, tipo cattivo dei fumetti, quando prima ha ricordato gli investimenti turchi in Italia e poi ha parlato della sua irritazione per le proteste di piazza nel nostro paese e gli articoli sulla stampa italiana che osano criticare sua altezza Erdogan. Evidentemente nessuno prima di spedirlo qui da noi deve avergli spiegato come funziona un paese democratico.

Dopo di lui ha preso la parola l’ex ambasciatore Marsili. A lui, «nel 2014 gli è stata conferita la più alta onorificenza turca, mai data a uno straniero in Turchia, e nel 2018 ha ottenuto la  laurea honoris causae dall’Università di Ankara», come scrive il sito della televisione svizzera di lingua italiana, che riporta anche una sua dichiarazione «sono sostenitore della Turchia, l’ho fatto prima da Ambasciatore e lo faccio ora. Prendo le parti della Turchia, che purtroppo è un Paese poco conosciuto o conosciuto male, il che è ancora peggio» https://www.trt.net.tr/italiano/programmi/2020/02/04/turchia-chiama-italia-1352720. Presentandolo Marcigliano ha detto «mi pare che dicessero che eri l’ambasciatore turco ad Ankara» (davvero un attestato d’onore!).

Ciò che ha detto Marsili nel corso del panel non ha certo smentito la sua fama, anzi si è lanciato in un’accorata difesa della politica estera del regime di Erdogan, al punto da lodare l’invasione del Rojava, cioè l’operazione di pulizia etnica e ideologica contro chi ha combattuto l’ISIS, con queste parole: «Creare una fascia di sicurezza in Siria corrisponde ad un’esigenza nazionale turca che non può essere giudicata negativamente».

Allo stesso modo ha difeso la politica turca anche riguardo le estrazioni di gas metano nel mediterraneo orientale che hanno destato le ire di Grecia e Francia, ribadendo che se l’annosa questione di Cipro non è stata ancora risolta la colpa è solo dei greco-ciprioti. Con buona pace del fatto che dovunque arrivino le truppe turche i dissidenti, le minoranze etniche come i curdi e quelle religiose come i cristiani e gli yezidi subiscono una serie di violenze inenarrabili, degne dei peggiori totalitarismi novecenteschi.

Ma, sempre secondo l’ambasciatore, l’Italia dovrebbe farsi portavoce in Europa delle richieste turche, vale a dire ingresso nella UE e abolizione dei visti d’ingresso in Europa per i cittadini turchi. Naturalmente ignorando gli studi, come quello della Columbia Uneversity già del 2014 https://bit.ly/2P1IsDA, che provano le complicità e la vasta rete di sostegno che l’ISIS ha avuto ed ha in Turchia. 

Vista la platea che aveva di fronte, composta di intellettuali, ufficiali dell’esercito, capitalisti e politici l’idea che ha dato il discorso dell’ambasciatore «turco onorario» era quella dello svolgimento di una specie di esercitazione, come se stesse mostrando cosa bisogna e non bisogna dire per compiacere gli inviati del sultano. Davvero davanti alle sue parole si fa fatica a non farsi assalire dalle reminiscenze scolastiche e a ritornare con la mente ai senatori romani comprati dall’oro di Giugurta. O meglio sembrava un corso accelerato per chi volesse imparare come accreditarsi presso il Giugurta islamista che controlla oggi il potere in Turchia.

Alla fine di questi due interventi il tempo riservato a questo panel era terminato. Il professor Grassi (insigne studioso e biografo italiano di Ataturk), che appariva abbastanza imbarazzato, ha avuto solo il tempo di dire che la decisione presa dallo stato turco sulla basilica di Santa Sofia «è un segnale, non si può ritenerlo un dettaglio e questo rende problematici certi rapporti». Fine e pausa caffè.

Insomma uno spottone di gran lusso per il regime di Erdogan, senza alcuna forma di contraddittorio, tenuto in un’iniziativa in cui hanno in seguito portato i loro saluti istituzionali anche gli assessori Spinelli e Bisesti. 

Ma lo sapeva quest’ultimo che a quell’iniziativa è andata in scena l’esaltazione di quel regime islamista contro le cui gesta Salvini (da cui Bisesti ha detto di aver imparato «la cultura del lavoro») e tutta la Lega lanciano alte grida? Oppure la politica leghista si basa sull’attaccare gli islamisti a chiacchere a beneficio delle telecamere e poi stringere loro le mani lontano dai riflettori?

Non abbiamo alcun dubbio sul fatto che «chi si somiglia si piglia» e che islamisti e razzisti sono oggettivamente alleati per contrastare tutte le forze democratiche e antifasciste in Europa come in Medio Oriente. Non a caso le persone che combattono il razzismo e lo sfruttamento in Europa sono le stesse che appoggiano chi combatte contro l’islamismo in Medio Oriente e a volte lo fanno in prima persona. Alcuni di loro sono caduti sotto i proiettili dei tagliagole dell’Isis come Lorenzo Orsetti, altri una volta tornati a casa sono stati processati dallo stato italiano e una di loro, Eddy è oggi sottoposta a misure di sorveglianza che ricordano da vicino quelle del confino fascista https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/03/eddi-sorvegliata-speciale-resiste-per-tutti-noi/.

Ma c’è un’altra domanda che ci pare interessante porre. 

È emersa in questi giorni la possibilità che giunta provinciale decida di porre sotto il proprio controllo il Forum trentino per la pace e i diritti umani. L’autore dell’emendamento volto a ridurre l’autonomia del Forum, il consigliere Claudio Cia, ha giustificato la sua proposta dicendo che «Il Consiglio provinciale deve vigilare meglio sulle attività nell’ottica del contenimento della spesa pubblica» https://www.ildolomiti.it/politica/2020/cia-difende-lemendamento-contro-il-forum-per-la-pace-evitare-che-si-trasformi-in-un-centro-di-collocamento.

Bene, siccome l’iniziativa de «Il Nodo di Gordio» aveva il patrocinio della Provincia Autonoma di Trento, quanto è costato ai contribuenti e alle contribuenti questo spot al regime islamista di Erdogan?


(1) Nelle ultime settimane le truppe turche hanno invaso anche ampie porzioni del Kurdistan iracheno per attaccare le partigiane i partigiani del PKK, https://ilmanifesto.it/laltro-fronte-di-erdogan-invaso-il-kurdistan-iracheno/